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lunedì, Agosto 8, 2022

Quando anche l’oscurità è luce

CULTURA E SPETTACOLOARTEQuando anche l'oscurità è luce

Vita

Il 29 settembre di 450 anni fa nasceva l’artista Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio dal paese lombardo di cui erano nativi i suoi genitori. La sua attività artistica si svolse a Roma, in particolar modo alla committenza del cardinale Francesco Maria Del Monte, raffinato collezionista d’arte. Il suo talento artistico era affiancato, allo stesso tempo, da un carattere iroso e violento, tanto da condurre Caravaggio all’omicidio di Ranuccio Tommassoni nel 1606.

Da allora la sua produzione è sparsa tra i diversi luoghi dove esule trovò riparo, come Napoli, Malta e alcune città della Sicilia. La sua vita si spense sulla spiaggia di Porto Ercole nel 1610, stroncato dalla malaria e probabilmente anche a causa di un’infezione intestinale trascurata.

Autoritratto di Caravaggio

La grandezza di Caravaggio


Caravaggio è detto “pittore inquieto” a motivo del suo carattere; un artista che ha raggiunto alti traguardi ma anche basse cadute.


Quanto abbiamo ereditato, tele di 450 anni fa visitate e ammirate in tutto il mondo, sono semplicemente arte pura. La sua capacità è stata quella di raffigurare tutto ciò che dipingeva così com’era, semplicemente cogliendo, come in una foto, la cruda e vera realtà. Sì, in effetti, Caravaggio ha anticipato la fotografia secoli prima che nascesse, cogliendo il clou di quel momento per poi renderlo eterno.

Morte della Vergine, Caravaggio (1604-1606)


E i dettagli per lui erano fondamentali, perché sapeva già avrebbero destato sorpresa e perché no, scalpore, per coloro che avrebbero visto una sua opera. Tutto ciò che faceva, era senza scrupoli, sapendo bene di mettere in crisi non solo i valori tradizionali dell’arte, ma anche quelli morali e religiosi.

Come quando nel scegliere i soggetti di quadri sacri, convertiva prostitute in madonne, come nell’opera “Morte della Vergine”, dove appunto Caravaggio scelse come modello per ritrarre la Vergine una prostituta trovata morta nel Tevere.
E rimanendo sempre fedele alla sua idea di raffigurare la realtà, seppur raffigurasse personaggi biblici o mitologici, non cercava di abbellirli, ma anzi cercava di renderli più umani possibili.

Fabrizio De Andrè e Pier Paolo Pasolini



Il Novecento: il secolo di Caravaggio


Come ogni grande artista, Caravaggio era all’avanguardia ed infatti è stato solo nel Novecento che si è iniziato a capire a pieno il suo genio. Uno dei primi a scoprirlo fu Roberto Longhi, grande critico d’arte. Egli insegnava a Bologna ed ebbe tra i suoi allievi Pier Paolo Pasolini.

È così che Caravaggio divenne il maestro di riferimento anche per Pasolini, che nello studiare la vita e le opere del pittore rivide sé stesso. È in effetti poi la vita stessa di Pasolini a porre una somiglianza tra i due: entrambi eretici, irregolari e insieme partecipi del dolore dei disperati, innamorati della vita e dell’eros e creatori di arte inimitabile, pervasa dal labirinto della passione.

Entrambi con una vita irruenta che porta uno ad uccidere, l’altro a morire, forse entrambi ad essere uccisi. E una frase di “Una storia sbagliata”, canzone che Fabrizio De Andrè scrisse in seguito all’omicidio di Pasolini, può descrivere in breve la vita di Michelangelo Merisi: “Storia diversa per gente normale, storia comune per gente speciale”.

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Gabriele Troiano
Gabriele Troiano
Ciao, sono Gabriele Troiano, ho 20 anni e non desidero altro che lasciar spazio alla mia voce attraverso la parola e la scrittura. Colgo questa opportunità che mi è stata offerta per coltivare questa mia passione. Ciò che scrivo sarà, senz'altro, un monito che mi permetterà di accrescere questo desiderio. Quindi grazie e buona lettura.

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