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La NATO ci intima a raggiungere la soglia del 2%

POLITICALa NATO ci intima a raggiungere la soglia del 2%

Quando si è passati dalle minacce di Vladimir Putin alla guerra aperta tra Federazione Russa ed Ucraina, le paure dei servizi segreti occidentali, che per mesi avevano previsto il conflitto armato, sono divenute concrete. Si potrebbero avanzare molte perplessità sulla politica attuata in questi anni dall’Unione Europea, dalla NATO e dai singoli Paesi verso questa escalation bellica, ma la domanda che i cittadini oggi si pongono è: i governi europei cosa hanno fatto in questi anni in termini di difesa militare per proteggersi da un’eventuale conflitto armato?


Facciamo un passo indietro. Nel Febbraio del 2014, sulla scia delle proteste pro-Europa in Ucraina, che avevano portato alla rimozione del presidente Viktor Janukovyč, la Federazione Russa guidata da Vladimir Putin prende lentamente il controllo di alcune posizioni strategiche in Crimea, una regione Ucraina con una popolazione a maggioranza russa. Nel corso dei mesi successivi, la Russia annette la Crimea alla Federazione e, approfittando delle proteste filorusse nelle regioni del Donbass e dell’ Oblast’ di Lugansk, interviene a supporto dei rivoltosi secessionisti. Nello stesso anno, in Galles, la NATO, su pressione dell’allora Presidente americano Donald Trump e «in considerazione delle gravissime crisi regionali che circondano l’area euro-atlantica», forma un vertice tra i Capi di Stato e di Governo dei paesi appartenenti all’Alleanza. In occasione del vertice, ogni singolo Paese appartenente all’Alleanza Atlantica si è impegnato entro il 2024 a spendere per la difesa il 2% del proprio Prodotto interno lordo e devolvere il 20% di questo budget per gli equipaggiamenti. I recenti eventi hanno portato i paesi europei a correre verso i ripari e raggiungere questa soglia il prima possibile – ha suscitato non poco scalpore il discorso del cancelliere tedesco Olaf Scholz, il quale ha annunciato un corposo aumento del bilancio per la difesa (dall’1,5% al 2% del Pil tedesco). Ma se è vero che gli eventi delle ultime settimane hanno spinto il cancelliere tedesco a compiere una decisione così drastica, potremmo anche leggere questa notizia da un altro punto di vista: a due anni dalla scadenza del termine limite imposto dalla NATO, la Germania non aveva ancora raggiunto la soglia del 2%. Ma la Germania è in buona compagnia, come vedremo.


I dati dell’Italia tra il 2019 e il 2020.

Guardando in Italia, secondo un dossier pubblicato dalla Camera dei deputati il 7 Settembre 2020 (con riferimento ai dati del 2019), «il rapporto tra le spese per la difesa ed il Pil a prezzi costanti si assesta intorno all’1,22 per cento, in aumento rispetto al 2017 e 2018 (1,15 per cento), ma sempre lontano dal 2 per cento fissato come obiettivo per il 2024 dalle NATO». Nel 2014, solo Stati Uniti, Grecia e Regno Unito superavano la soglia del 2%; nel 2019, la situazione cambia di poco, con solo Bulgaria, Stati Uniti, Grecia, Regno Unito, Romania, Estonia, Lettonia e Polonia che superano o raggiungono la soglia prevista. Durante il 2020, nonostante l’impatto negativo del COVID-19 sull’economia, la spesa militare è comunque aumentata rispetto all’anno precedente. Leggendo i dati pubblicati dalla NATO il 16 marzo 2021, nel 2020 il rapporto italiano tra le spese per la difesa ed il Pil a prezzi costanti stimato si assestava intorno all’1,39 per cento.


I dati del 2022

Sembrano dati poveri, questi, ma leggendo i numeri delle Spese per la Difesa nel bilancio dello stato, pubblicati dalla Camera, potremmo notare un trend in costante crescita. Ad inizio 2022, ben prima che iniziasse l’invasione della Federazione Russia ai danni dell’Ucraina, le spese finali del Ministero della Difesa italiano risultano ancora in crescendo rispetto al 2020 e il 2021 raggiungendo quasi i 26 miliardi di euro, ovvero oltre il 3% delle spese finali del bilancio di stato. A seguito, pubblicheremo una tabella riassuntiva delle spese della Difesa di questi anni:

Come è capitato per la Germania, anche l’Italia, dopo gli eventi di fine Febbraio, corre ai ripari. Il ministro della Difesa Guerini, in un’intervista a La Repubblica, non nasconde l’intenzione di incrementare ancora la spesa militare. Probabilmente, dunque, raggiungeremo presto anche noi la linea del 2% e questo, forse, risponderebbe anche alla domanda di inizio articolo: quantitativamente, stiamo per raggiungere l’obiettivo previsto e, dunque, ci faremo presto trovare preparati.


La spesa militare è sempre in crescita. A cosa serve?

Soffermarci un attimo sui dati esposti fino ad ora. Seppur la maggioranza dei membri della NATO non abbia raggiunto ancora l’obiettivo del 2% del pil, è indubbio che la spesa per la difesa dei paesi dell’Unione Europea è in costante crescita da anni. Prendendo i dati del SIPRI di Stoccolma, il giornalista de Il Sole 24 Ore Filippo Mastroianni ha rappresentato graficamente le stime delle spese militari nel mondo.

Dal grafico si evince che i membri della NATO sono già i maggiori investitori sul piano militare superando, per oltre la metà, la spesa dei paesi del resto del mondo. Il primo paese al mondo per investimenti militare sono gli Stati Uniti d’America con 767 miliardi di dollari (3,74% del proprio pil); la Russia investe solo 67 miliardi di dollari (4,26% del suo pi) – quarto paese mondiale per spese militari nel 2020). La domanda che dobbiamo porci ora è: ha senso aumentare ancora la spesa per la difesa?

Secondo il docente di politica economica Raul Caruso, «quello di cui avrebbero bisogno i paesi membri dell’Unione europea è una politica di integrazione a livello europeo realmente efficace nell’ambito della difesa, che conduca a una razionalizzazione e quindi inevitabilmente a una riduzione della spesa militare e non viceversa. La guerra mossa dal regime di Putin, pur costituendo un grande stimolo all’aumento della spesa militare, potrebbe invece avere l’effetto di allontanare la realizzazione di una difesa comune e non viceversa». Aumentare gli investimenti in termini quantitativi, dunque, potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio, seppur potrebbe sembrare, ad una prima occhiata, la scelta migliore: investire non (solo) sulla difesa, ma sull’integrazione istituzionale sembra ancora una volta la scelta più razionale da portare avanti (oltre quella moralmente più accettabile).

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Daniele Alfano
Daniele Alfano
Laureato in Scienze storiche. Amante della scrittura, del cibo e delle escursioni.

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