Prigionieri!.. di Città

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Prendiamo una cittadina.. Magari, una cittadina racchiusa in verticale da due fiumi ed un torrente ed in orizzontale, dalla linea del mare e dall’altra, dall’altimetria delle colline che poi salgono verso i monti. Situata nella Valle del Sele e bonificata nelle sue ataviche terre.

Una cittadina, che si è sviluppata sull’asse mediano della SS 18 ed urbanisticamente, non ha guardato al suo futuro. Una, che invece di svilupparsi magari, sull’idea degli assi dei decumani e cardini (Greco/Romano), proprio per suo storico insediamento di tribù (Etrusco/Piceno), si sviluppa a raggiera, da un nucleo originario. Con tale sviluppo, confermato nel tempo e nella storia cittadina, questa location oggi, si trova con poche zone destinate a verde, in rapporto alla cittadinanza, come, con le infrastrutture sociali inadeguate e carenti. Nessuna conversione o riconversione in tal senso e ordine, ad oggi, in atto; ancora impreparata, ad esempio, sulla pianificazione di energie rinnovabili, impedendone di fatto, la realizzazione, su private strutture (inadeguato PUC). Inoltre, il male si incancrenisce ed a dismisura, cresce.

Questa cittadina, tra l’altro, già subisce da anni, le ripercussioni del suo stesso male e nella viabilità, soprattutto nelle ore di punta, ne è schiava pagana, con ricadute alla sua stessa vivibilità e visibilità, ben note a chi, vi risiede e a chi, da questa via, passare deve.

Poi, arrivano le Feste Liturgiche e le giuste “Sagre” di musica accoppiata ed i parcheggi, si riempiono di giochi e giostre, la malata viaria strada, di bancarelle, colorate e a festa, bloccano passaggio. Il piano viabilità poi, è da guardare, vivere e penare e di passare, entrare o abitare, bel sogno ne rimane.

Tre giorni che sono? Niente, in confronto alla vita che passa, niente, se si pensa che sia giusto, vivere la festa parrocchiale, una enormità, se si pensa all’impossibilità di entrare o uscire dal centro cittadino, o parcheggiare in esso o intorno ad esso, pur essendo residenti. Prigionieri! Sequestrati! Delegittimati da essere cittadini, se cittadino, non lo puoi essere, ove città, non è. Lo scotto del vivere nel centro urbano? No! Solo la incapacità di essere capace, nel terzo secolo, di delocalizzare evento e spazi, ve ne sarebbero, per non parlar di luoghi che, andrebbero valorizzati a vantaggio, di una “cristiana” vivibilità. E fa pure caldo, africano! Tre giorni di semilibertà, di libertà negata, di democrazia delegittimata. Ove il cittadino che subisce festa patronale, non può neanche lamentare l’inciviltà che gli si arreca in nome del comune diletto, in nome di una paganità sacramentata anche, dall’altrui vantaggio di viverla passeggiando, senza il retroscena conoscere.

Ma allora, vogliam parlare del vivere civile, o vogliam restar tribù, che esalta la sua incapacità e vive di passion di carne e idolatra il coinvolgimento a caos, di musica tribale? Città Paese? Forse, più consueta alla seconda, che alla prima rimane, di usi, costumi e mente, ove del ciarlar, da dietro, l’uso è facile decantar.

Adesso giunge umana la domanda, ma di quale città, si parla? Venite a visitar terren salernitano, magari vicino all’europea sirena decantata che, neanche nel suo mar, fra stupende costiere, riesce a risparmiar, il puzzo e l’inquinamento che ne rimane, produce, sparge e, l’esistenza nega, tutti affogando, nei depuratori di solo sponsorizzazione che non funzionano, si vara, solo all’inaugurazione.

Mettetelo da conto, da quando è nato il Mondo, l’inciviltà permana ed anche la costumanza errata (LdM).

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