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Una donna primo ministro in Tunisia, prima volta in un paese arabo

MONDOUna donna primo ministro in Tunisia, prima volta in un paese arabo

C’è una situazione molto ambigua dopo il 25 luglio. Un presidente che si avvalora di un art. della Costituzione per rimediare a una condizione di stallo delle istituzioni: conflitto tra presidente e capo del governo, parlamento in continua rissa, pandemia incontrollabile, economia allo sfascio. Egli licenzia e blocca il parlamento, abbatte una scure sul più importante partito quello islamista che ormai stava sulle scatole alla maggioranza dei tunisini. Nei giorni successivi gli osservatori della politica internazionale ci fanno capire che in realtà dietro le quinte si tratta anche di una manovra per sganciare la Tunisia dall’influenza turca e del Qatar.

Ovviamente a quel punto si poneva la questione della transizione. Invece di sciogliere il parlamento (non so se si potesse davvero fare) e tornare al voto, il presidente impone una linea autoritaria. Con un decreto avoca a sé dei pieni poteri e incarica una donna, docente universitaria, di formare un nuovo governo. Ovviamente questo governo non risponderà a un parlamento eletto e in piena funzione ma soltanto al presidente. Ciò già di per sé solleva molte questioni. Sembra una mossa abile e probabilmente lo è. Infatti la finanza internazionale plaude.

n Foto da manifestazioni di piazza in Tunisia


La Tunisia da mesi chiede un prestito alla Banca mondiale che è rimasta sorda sino a oggi. Sicuramente per la situazione ambigua e confusa della stessa Tunisia governata malissimo da un partito islamista legato a una Turchia che cerca di destabilizzare il Mediterraneo. Una Turchia che sta portando avanti una politica espansionista a doppia faccia: alleata della NATO e insieme amica della Russia di Putin (c’è in gioco la Siria).


Da quello che si capisce, la Tunisia ha estrema necessità di un prestito di alcuni miliardi. La via scelta dal suo presidente appare come quella più breve e più percorribile. Quindi tutte le polemiche scatenatesi dopo la nomina verticistica di una donna a capo del governo (chi esulta perché è donna e ne fa un vanto, chi al contrario sostiene che questa mossa sia uno specchietto per le allodole), a mio avviso, non si focalizzano sul problema centrale: la Tunisia rischia un collasso economico e sociale di grande portata.

Foto del presidente Saied

C’è un pianeta in subbuglio a causa della pandemia, un capitalismo che si avvia ad una ristrutturazione di cui è difficile prevedere gli sblocchi, la presenza di una nuova potenza planetaria, la Cina che sta sparigliando i giochi, gli USA che non ce la fanno più a reggere il ruolo di gendarme prepotente del mondo, l’ascesa di piccole potenze regionali difficili da controllare/sottomettere. Una piccola nazione come la Tunisia si ritrova tra quelle che maggiormente rischiano di rimanere sempre più staccate dal mondo ricco.


La Tunisia, in questo momento, sfugge agli schemi classici e consolidati. Ci vorrà un po’ di tempo per capire bene.


Ormai la visione politica ristretta unicamente alle questioni interne nazionali mi fa pensare al fotografo dilettante che sbaglia obiettivo e focale. Oltretutto siamo vittime di una disinformazione ben organizzata basata sulla distrazione delle masse.
Questa distrazione non si limita più al trash televisivo ma anche, purtroppo, all’informazione politica dei mass media. Meglio la cautela e la riflessione lenta, è poco assennato stare al passo con la velocità supersonica delle news.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Mario Brunetti
Mario Brunetti
Nato sulla sponda sud del Mediterraneo, studia e s'interessa di politica strategica, storia, popolazioni, cultura e tradizioni di questo mare che unisce tre continenti. Ex docente di materie letterarie, storia e geografia, ora promuove e gestisce gruppi d'interessi transculturali sui social network.

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